Oltre il matrimonio
Nel movimento gay ha preso forza la rivendicazione del diritto al matrimonio omosessuale, basata su due argomenti: a) è discriminatorio vietare a due persone dello stesso sesso di sposarsi; b) il matrimonio risolverebbe molti problemi a gay e lesbiche. In questo articolo vogliamo ribattere tali argomenti e presentare un nuovo punto di vista della questione.
La discriminazione. È sicuramente ingiusto che le lesbiche e i gay non abbiano gli stessi diritti delle persone eterosessuali. Tuttavia, se le discriminazioni sono sempre condannabili, ciò non implica che il motivo della discriminazione sia necessariamente desiderabile. Facciamo l'esempio del servizio militare obbligatorio per l'uomo. Davanti a questo fatto possiamo reagire in due modi: rivendicare il diritto delle donne a svolgere il servizio militare o chiederne l'abolizione. Sulla stessa linea, la soluzione al conflitto creato dall'esistenza del matrimonio eterosessuale può venire dal conseguimento di due obiettivi ben diversi: il riconoscimento del diritto al matrimonio omosessuale o l'abolizione del matrimonio civile.
La soluzione dei problemi. Il matrimonio, è vero, potrebbe risolvere alcuni dei problemi delle lesbiche, per il fatto che è un'istituzione legalmente e socialmente privilegiata; ma non ne creerebbe degli altri? E ancora, è questo un motivo sufficiente per rivendicare tale istituzione? Il matrimonio è la rinuncia della collettività ad assumersi la responsabilità sui bisogni delle persone e l'abbandono all'ambito privato dei rapporti di dipendenza. Vedove, casalinghe a tempo pieno, divorziate senza propri mezzi o con figli continuano a dipendere economicamente dai propri (ex) mariti. Con l'istituzione del matrimonio omosessuale, le lesbiche possono fare causa contro le loro amanti per ottenere una pensione dopo la separazione.
È questo che vogliamo? Non dovremmo piuttosto rivendicare la responsabilità collettiva sulla necessità di dipendenza tra le persone? Il matrimonio è la manifestazione principale dell'iperregolamentazione dei rapporti tra persone adulte. Altri esempi di questo fenomeno, in Catalogna, sono la Legge sulle Unioni di Fatto, la Legge sulle Situazioni di Convivenza per Reciproco Aiuto o la Legge sugli Alimenti tra Parenti, che stabiliscono diritti e doveri nei rapporti tra le persone, le quali in molti casi non possono neanche decidere se vogliono o meno ricorrere alla tutela di tali leggi (la Legge sulle Unioni di Fatto viene obbligatoriamente applicata alle coppie eterosessuali che "convivono maritalmente"), e delegano all'ambito privato le necessità di dipendenza tra le persone. (1)
Il matrimonio può servire a rendere più visibile l'esistenza delle lesbiche, ma contribuisce allo stesso tempo a rendere invisibile e a logorare i rapporti di altro genere che instauriamo, quali le reti di sostegno e di amicizia che rappresentano un valore positivo per tutte le donne. Il matrimonio significa ricondurre i nostri rapporti alla logica eterosessuale, patriarcale e matrimoniale, anche se "il nostro essere lesbiche ha poco a che vedere con questo logos [...] non risponde a un unico logos perché è al margine della razionalità sociale comune."(2) (3) Il matrimonio, inoltre, è un atto sociale di grande rilevanza pubblica. Se molte lesbiche vivono esiliate dalla famiglia, dovendo nascondere la propria identità sessuale al lavoro, con i vicini, ecc., quante di loro potrebbero sposarsi, ammesso che lo vogliano?
Il diritto acquisito dai membri delle coppie sposate di entrare nella vita e a contatto con le cose dell'altra persona facilita le situazioni di violenza domestica. Tali situazioni si verificano anche tra coppie di lesbiche o di eterosessuali non sposati, ma "la legge non protegge gli aggressori / le aggreditrici non sposati/-e né tende a salvaguardare i rapporti di amanti non sposati/-e nello stesso modo in cui invece protegge i mariti e tende a tenere unite le coppie sposate". (4)
Implicando il matrimonio determinati privilegi, esso rende ancora più reale la possibilità che tra i membri della coppia esistano rapporti di abuso o di sfruttamento, ed evita che ci si apra a un nuovo rapporto di tipo diverso. (5)
Le campagne gay a favore dei diritti non tengono conto del fatto che le leggi stabiliscono anche dei doveri che possono andare contro la libertà e il benessere delle persone. In Canada, per esempio, con l'approvazione del Modernization of Benefits and Obligations Act, le lesbiche che non dichiarano di convivere con un'altra persona possono essere accusate di frode fiscale. (6) Un altro effetto perverso delle leggi, ancora poco valutato, può essere l'aggravamento della situazione economica delle donne. (7) Non si capisce, inoltre, perché si rivendichi il diritto al matrimonio basandosi sui diritti che comporta, quando il numero di persone senza partner, soprattutto donne (single, divorziate, vedove), aumenta di giorno in giorno.
Fin qui abbiamo espresso la nostra opinione sul fatto che il diritto al matrimonio omosessuale non è necessariamente desiderabile, seppure la sua inesistenza implichi una discriminazione, e che il matrimonio omosessuale creerebbe più problemi di quanti non ne risolverebbe. Si potrebbe essere d'accordo con quanto finora detto e difendere lo stesso il diritto al matrimonio per le persone che comunque vogliono sposarsi. Ma il matrimonio è un obbligo imposto, non un diritto.
Il matrimonio assicura alle persone sposate determinate condizioni (pensioni vedovili, eredità, case popolari, ecc.), oltre che uno status sociale; condizioni che non hanno, o che hanno con alcuni svantaggi, coloro che non vogliono o non possono sposarsi: lesbiche e gay, persone separate, persone senza partner. La pressione a favore del matrimonio che deriva da questa situazione fa di esso un'imposizione. È inaccettabile che le persone debbano sposarsi per ottenere delle condizioni basilari di vita, e ancor più lo sarebbe per le lesbiche, che si vedrebbero costrette a "uscire allo scoperto" in un momento in cui la lesbofobia è in aumento. (8) Inoltre, "contrariamente ad altri tipi di contratto, il matrimonio non è un accordo privato tra due persone, ma ha carattere pubblico ed è soggetto a leggi che stabiliscono e controllano diritti, doveri e questioni attinenti alla vita di coppia, indipendentemente dal desiderio delle persone che si sposano [ ] lo stato stabilisce condizioni che riguardano la sua costituzione, la sua durata e le sue conseguenze." (9)
Rivendicando il diritto al matrimonio riusciremo solo ad allargare il numero delle persone soggette a questa imposizione e a dividere le lesbiche in "buone" e "cattive" (quelle che si sposano e quelle che non lo fanno), mentre dobbiamo invece fare in modo che l'imposizione sparisca. I diritti si devono basare sulle persone e non sulle coppie. Bisogna prendere le misure necessarie per assicurare a tutti la copertura delle necessità essenziali, a prescindere dall'esistenza o meno di un partner.
Proponiamo quindi: (10) a) di abolire il matrimonio civile, lasciando che i rapporti sessuali e affettivi tra persone adulte si regolino mediante contratti (se necessario, modificare le norme sui contratti perché tengano conto delle differenze di potere e precisare i concetti di consenso volontario e di autonomia della persona); b) tutelare legalmente e socialmente i rapporti di assistenza e di dipendenza tra le persone; c) garantire ad ognuno la copertura delle necessità fondamentali, a prescindere dal fatto che esista o meno un partner.
Così, il non riconoscimento del matrimonio omosessuale si potrebbe comparare alla discriminazione che riguarda le infante di Spagna, che non saranno mai regine perché sono donne, o a quella che stabilisce che le donne militari non possono prendere parte ai combattimenti. È necessario invece cambiare strategia: seppellire la monarchia, gli eserciti e il matrimonio.
Grup de Lesbianes Feministes
Anno 2002
1. Martha A. Fineman. "Contract and Care". Chicago-Kent Law Review, vol. 76 n. 3, 2001.
2. De fet, les parellesŠ Grup de Lesbianes Feministes. Barcelona, 1999.
3. È una situazione simile a quella verificatasi negli Stati Uniti alla fine dello schiavismo, quando i discendenti africani ottennero il diritto-dovere di entrare nella logica familiare e matrimoniale che ordinava la legalità di quel paese. V. Katherine M. Franke. "Taking Care". Chicago-Kent Law Review, vol. 76 n. 3, 2001.
4. Claudia Card. "Against Marriage and Motherhood". Hypatia, vol. 11, n. 3, Summer 1996.
5. Law Comission of Canada. Recognizing and Supporting Close Personal Relationships Between Adults. Discussion Paper, 2000.
6. Kathleen Lahey. "Don¹t lie on income tax". XTRA, s.d. Andrée Côté.
7. " L'importance de respecter les droits des lesbiennes à l'égalité matérielle. Présentation de l'ANFD au Comité permanent de la justice et des droits de la personne". Jurisfemme, vol. 19, no 2, Hiver 2000
8. Memòria de l¹Oficina Antidiscriminatòria. Any 2000. Front d¹Alliberament Gai de Catalunya, 2001.
9. L. Larson; J. Goltz; B. Munro, Families in Canada: Social Context, Continuities and Changes. Toronto: Prentice Hall, 2000.
10. V. Martha A. Fineman. The Neutered Mother, the Sexual Family and Other Twentieth Century Tragedies. Routledger: London New York, 1995.